Sull’ex Collegio dei Gesuiti

Il Servizio di Telecolor

Il Servizio di Telejonica

In una città che crede vivamente nella sua vocazione turistica, sostenuta con forza non solo nelle conversazioni tra i comuni mortali ma anche nelle stanze della moribonda politica, perfino il più smorto degli amministratori o il più infimo tra gli imbrattafogli rabbrividirebbe dinanzi alla notizia di uno storico edificio settecentesco, parte integrante della bellissima Via Crociferi, lasciato nel più completo abbandono.

Stavolta tocca all’ex collegio dei Gesuiti vestire i panni dell’ “appestato”. Questo edificio ha ospitato per anni l’Istituto statale d’arte. Nell’agosto 2009 la Regione, al termine di una lunga vicenda giudiziaria scandita da sfratti, ricorsi e ricerche di nuove sedi per l’Istituto (oggi ospitato in un immobile privato sito in viale Vittorio Veneto), rientrò in pieno possesso dell’ex collegio promettendo un’immediata ristrutturazione dell’edificio (che dovrebbe diventare la nuova sede della biblioteca regionale universitaria), finanziata tra l’altro con i fondi del POR 2000-2006. Lo storico palazzo, infatti, versava (e versa tuttora) in pessime condizioni. I sopralluoghi effettuati in passato, che portarono tra le altre cose alla dichiarazione di inagibilità, menzionavano il crollo di alcune porzioni di tetto e la comparsa di crepe nella facciata. Come se non bastasse, recenti segnalazioni raccontano che i ciottoli bianchi e neri del cortile risultano soverchiati da floride erbacce ed i corridoi interni invasi dall’acqua o dai detriti.

Non possiamo che condannare questo triste spettacolo fatto di incuria, immobilismo e lunghi silenzi. Lo stato delle cose ci fa sospettare che la conservazione, la cura e la valorizzazione del nostro prezioso barocco sia gestita da una politica avvezza al cartongesso. Chiediamo ai vertici regionali di fugare questi sospetti nel più breve tempo possibile attraverso risposte puntuali e dettagliate inerenti i lavori di ristrutturazione della sopraccitata struttura.

I Giovani di CittàInsieme.

Fonti: Argo CataniaQuotidiano di Sicilia