Servizi sociali e assistenza ai disabili: cosa manca per ripartire?

Dopo mesi di attesa, di proposte e di incontri, di tavoli tecnici tra le associazioni e gli organi delle amministrazioni comunale e regionale preposti ai Servizi Sociali, dopo lettere disperate e manifestazioni di disabili, famiglie e associazioni che chiedevano il ripristino immediato di servizi essenziali per la vita e dell’assistenza domiciliare sospesa, prima per lo stato di dissesto del Comune di Catania e poi per l’emergenza sanitaria legata al Covid-19, finalmente arriva il Decreto Rilancio approvato ed annunciato pubblicamente il 13 maggio 2020 (Decreto-Legge 19 maggio 2020, n. 34).

Il testo redatto in vista dell’entrata del Paese nella, ormai trascorsa, Fase 2, contiene disposizioni importanti per le persone con disabilità, confermando o prorogando, in alcuni casi, misure già previste dai decreti Cura Italia e Liquidità; trattandosi, inoltre, di un decreto legge, dovrà avere immediata efficacia dopo il consueto iter di conversione in legge.

Tra le misure previste (art. 104 D.L. 34 del 19.05.2020), l’istituzione di un Fondo suppletivo di 90 milioni a favore della non autosufficienza (FNA), l’incremento di 20 milioni, per l’anno 2020, del Fondo per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare (legge sul “Dopo di Noi” 22 giugno 2016, n. 112) e la dotazione di 40 milioni di euro per l’istituzione di un nuovo Fondo di sostegno per le strutture semiresidenziali per persone con disabilità.

Sicuramente le somme previste saranno insufficienti per coprire le necessità più urgenti e occorreranno ulteriori successive risorse, ma quanto ancora mancherà per rendere intanto esecutivo questo Decreto?

È già passato quasi un mese e siamo ormai nella cosiddetta fase 3, e il testo del Decreto è ancora all’esame della Camera per la conversione in legge.

Ma ciò che più ci colpisce e ci indigna è quanto appreso relativamente alla riattivazione, prevista con circolare 08.05.2020 (prot. 17387) dell’Assessorato Regionale alla Salute a partire dal 18 maggio ma di fatto tuttora problematica, dei centri socio-sanitari per disabili e anziani, chiusi da marzo come misura di contenimento del Coronavirus. Lo stato di grave difficoltà, anzi, di emergenza e di abbandono in cui si trovano questi centri è fortemente in contrasto con la disponibilità di fondi utilizzabili dai distretti socio-sanitari ai quali i Comuni possono attingere.

Tali fondi, come denunciato dal Presidente regionale dell’Anffas Giuseppe Giardina “sono disponibili già dallo scorso anno ma risultano essere quasi congelati” per la mancata gestione delle risorse e, “proprio lo scorso 17 aprile, l’assessore Scavone ha inoltrato una circolare ai distretti sanitari in cui ricorda che, già da due anni, sono disponibili 19 milioni di euro che, ad oggi, risultano ancora non spesi e che, invece, potrebbero essere destinati alla gestione di un momento così delicato”. “Nel corso della recente riunione in videoconferenza con l’assessore regionale alla Famiglia, Antonio Scavone, – continua Giardina – insieme alle associazioni, cooperative e sindacati di categoria abbiamo evidenziato l’importanza di costituire nell’immediato delle Unità speciali e dei Piani territoriali, così come doveva essere già attuato dalle Regioni entro il 20 marzo, come previsto dal DPCM dello scorso 9 marzo” (La Voce dell’Isola 22.05.2020).

A tre mesi di distanza dal citato DPCM, secondo cui dovevano già essere attuati gli interventi previsti, necessari per conoscere le esigenze del territorio, prevedere azioni di emergenza ed elaborare progetti di vita individuale (art. n. 14 legge 328 del 2000) indispensabili per differenziare le risorse adeguate ai reali bisogni delle persone con disabilità, tali interventi risultano ancora in fase di previsione e solo adesso, con una nota del 9 giugno 2020, l’Assessorato Regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro comunica l’inizio in Sicilia del “piano regionale per gli interventi e i servizi sociali di contrasto alla povertà. Obiettivo prioritario il soddisfacimento dei livelli essenziali delle prestazioni. Già trasferiti ai distretti socio sanitari i 42 milioni del riparto delle risorse relativo all’annualità 2018, mentre per il 2019 e il 2020 si è in attesa che il Ministero delle Politiche Sociali effettui il riparto per le regioni. Accanto al piano per il contrasto alla povertà, elaborato con il prezioso contributo di Alleanza contro la povertà e l’ANCI – afferma l’Assessore Scavone – abbiamo emanato in questi giorni le linee guida per la compilazione dei PAL (piani di attuazione locale) per la programmazione delle risorse da parte dei distretti socio sanitari che dovrà avvenire non oltre il prossimo 30 giugno” (Regione Siciliana, 09.06.2020).

Sarà rispettata questa nuova scadenza? Quanto tempo ancora ci vorrà perché si passi dalla programmazione all’attuazione dei Piani Individualizzati e all’erogazione delle somme già da anni disponibili? E quale parte di queste risorse sarà destinata a chi è più debole, non solo per le condizioni economiche ma anche perché portatore di handicap?

E quale sarà la destinazione della somma di € 1.869.504,00 prevista per la città di Catania secondo lo Schema di riparto, tra i Comuni siciliani, delle risorse disponibili in quota Fondo Sociale Europeo 2014/2020 (complessivamente circa € 30 milioni), messe a disposizione dal medesimo Assessorato Regionale nell’ambito delle “Misure di sostegno all’emergenza socio-assistenziale da COVID-19” con Decreto del 4 aprile 2020 (D.D.G. n. 304 04.04.2020)? Riuscirà il Dipartimento regionale della famiglia e delle politiche sociali, al quale è stato dato mandato, a porre in essere “nel più breve tempo possibile e in anticipazione nella misura massima possibile” i necessari adempimenti per l’erogazione di tali risorse ai Comuni “che potranno erogarle in via diretta o in altra forma, anche avvalendosi degli Enti del terzo settore”?

Sono tante le domande alle quali vorremmo avere in tempi brevi delle risposte concrete dalle Istituzioni.

E, mentre, da un lato, apprendiamo con sollievo e speranza la notizia della recentissima sentenza del Tribunale di Catania, che ordina l’immediato ripristino dell’assistenza domiciliare ad un disabile grave, affermando che “un Comune non può accampare esigenze economiche di nessun genere e neanche invocare il “dissesto finanziario” nei confronti di un soggetto disabile già beneficiario di tale servizio” (La Sicilia, 27 maggio 2020), dall’altro ci chiediamo per quanto tempo e a quante altre persone in stato di assoluta necessità sarà ancora negata un’assistenza indispensabile per la vita e se dovrà essere sempre e soltanto un Tribunale a far valere un diritto imprescindibile sancito dalla Costituzione.

CittàInsieme
a cura del Gruppo di lavoro “Servizi Sociali”

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