Riflessioni su Catania in dissesto

Un senso di grande sconforto ti stringe il cuore non appena scorri i titoli, delle prime pagine dei giornali di questi giorni: “Anziani e disabili: 700 senza assistenza”, “Comune denunziato per interruzione di pubblico servizio”, “Allarme dissesto: deadline il 23 luglio”, “Pogliese confuso, comune e stato responsabili…”, “Così l’AMT non può garantire il servizio all’utenza”, “Aiutateci o la città cadrà nel baratro”, “A fine giugno stipendi a rischio”, “Rischio situazione esplosiva”, “Senza sostegno 60 milioni senza coperture”

Una città come la nostra, ricca di tante risorse, con un porto, che potrebbe essere il centro turistico del Mediterraneo, storicamente oggetto di interessi poco trasparenti, una spiaggia in grado da dar punti a Rimini e dintorni, una potenzialità agricola di largo respiro, una realtà industriale una volta intensa, una attività commerciale ridotta ai minimi termini, è ora paralizzata, bloccata, incapace persino di venire incontro ai servizi essenziali soprattutto quelli a vantaggio dei più deboli e indifesi dei suoi cittadini!

È da trent’anni che denunciamo l’incapacità e, talora, la disonestà e la corruzione delle varie amministrazioni che si sono succedute nel governo della città.

Abbiamo fatto tutto quanto ci era possibile per stimolare, spingere, controllare i responsabili.

Nessuno che mai abbia riconosciuto i suoi errori. Tutti bravi, tutti capaci, tutti onesti, tutti perfetti.
Il gioco più invocato è lo scaricabarile: la colpa è sempre degli altri!
Ciò che non riusciamo a capire è la gioia e l’esultanza dei politici quando vengono eletti per governare.
Dovrebbero piangere, dovrebbero essere preoccupati delle difficoltà cui vanno incontro. Li vediamo esultanti. Perché?
O sono incoscienti e non sanno ciò cui vanno incontro, o vanno a sedersi sulla loro poltrona pensando solo ai vantaggi personali che questo procura loro.
La loro “politica” spesso è un gioco giocato sulle teste dei cittadini, mirato ai vantaggi che chi amministra può ricavare piuttosto che al buon governo!

Una delle malattie più gravi? L’evasione fiscale. Sulla quale i controlli sono da sempre sporadici e, temiamo, pensati per non colpire gli amici degli amici.
A Catania le entrate non entrano e tutto il funzionamento della macchina amministrativa grava sulle spalle di quei corretti e onesti cittadini, che regolarmente pagano le tasse.

Non dite che non ci sono i soldi: basta guardare i numerosissimi ristoranti, trattorie, fast food, bar, pause pranzo, spesso affollatissimi che sorgono in ogni angolo della città. Per non parlare dei supermercati che, notiamo da qualche tempo a questa parte, stanno sorgendo in molte aree della nostra città!

Un comune si sostiene attraverso il contributo dei suoi abitanti.
Chi evade ruba i soldi a chi paga e tutto rischia di affondare come sta avvenendo.
«Nel 2015 il Comune ha incassato davvero solo l’11% delle multe, e l’anno dopo questo magro risultato è stato quasi dimezzato fermandosi sotto il 6 per cento. Ma anche Imu, Tasi e Tari latitano, e la lotta all’evasione è praticamente ferma: nel 2015 è riuscita a recuperare lo 0,45% del dovuto, e l’anno dopo è salita al 22,6% ma solo perché gli accertamenti sono crollati» (Il Sole 24 Ore, 26 luglio 2018).
«Dai dati di un recente studio del Sole 24 Ore, Catania viene dopo Roma e Palermo per evasione Tari» (La Sicilia, 26 maggio 2019).

E’ necessario un colpo di reni dei migliori cittadini di questa città, lontani dalle lobby, estranei ai gruppi di potere, amanti del bene comune, disinteressati… Forse solo così si potrà, partendo dal basso, offrire una speranza a questa città in agonia.

Noi di CittàInsieme non vogliamo assistere inerti a questo scempio!

Continueremo, con tutte le nostre forze a cercare vie di uscita, lanciando un appello a tutti i catanesi: quello di uscire dal proprio individualismo, dal proprio tornaconto personale, di guardarsi attorno, di sbracciarsi le maniche, di cercare con acume e intelligenza uomini e donne capaci di risollevare le sorti di questa città.

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