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Così parlò Nicolosi


di Pino Finocchiaro


"L'ingresso delle cooperative nella distribuzione degli appalti regionali mi venne annunciata dall'ing. Salamone in occasione di un incontro che avvenne alla presenza dei rappresentanti della realtà lavorativa delle cooperative. Alcuni esponenti della deputazione nazionale e regionale mi avevano fatto presente l'interesse delle cooperative a lavorare nel settore degli appalti pubblici in Sicilia. Dopo qualche tempo il Salamone, confermandomi tale interesse, mi disse che le cooperative intendevano inserirsi nel sistema degli appalti come una qualsiasi impresa, facendomi capire che le stesse avrebbero accettato le regole di aggiudicazione degli appalti secondo i criteri distributivi scelti dal Salamone e ulteriormente si sarebbero sottoposte al sistema di contribuzione in favore della classe politoca".



Così parlò Rino Nicolosi, prima di morire, nel suo inquietante memoriale che è tornato alla ribalta dopo l'operazione dei carabinieri coordinata dalla DDA di Palermo che ha portato all'arresto di imprenditori "rossi" e burosauri accusati di aver agito in combutta con Cosa Nostra favorendo gli interessi delle coop rosse, di Pci e Pds nella loro evoluzione storica.

L'ex presidente Nicolosi - che ammise di aver intascato un contributo di 80 milioni di lire direttamente dall'ingegner Cavallini della Ravennate - non è stato l'unico a parlare del coinvolgimento delle cooperative nella spartizione degli appalti in Sicilia.

Antonio Stella, imprenditore dell'Aia costruzioni che si era consorziata con la Ravennate-Iter narrò ai giudici catanesi: "Nel 1988 o '89 ho concorso ad un appalto bandito dalla Provincia di Catania per la costruzione di dieci edifici. (…) non avevo titolo per concorrere (…). Venni contattato dai rappresentanti delle cosiddette 'Cooperative rosse' di Bologna, i quali mi proposero di partecipare all'appalto in raggruppamento. La mia impresa, in raggruppamento con altre quattro, si aggiudicò l'appalto che ammontava a 72 miliardi. La quota spettante alla mia impresa era di 10 miliardi per la costruzione di due plessi scolastici.

"Dopo che era stata espletata e definita la gara - spiegò ancora Antonio Stella - vennero a trovarmi alcuni rappresentanti delle cooperative chiedendomi il versamento della somma di lire 200 milioni che, a loro dire, servivano per coprire gli oneri straordinari non documentabili. Detta somma io versai in tre soluzioni diverse ciascuna di lire 66 milioni, sempre in contanti.

" Preciso che tra i rappresentanti delle cooperative di cui conservo memoria vi erano gli ingegneri Cavallini e Savioli.

"E' logico - precisò Antonio Stella - che essendo il versamento in contanti esso era destinato al pagamento di contributi o di tangenti in favore del referente politico delle cooperative che però non mi venne indicato. (…) Fu proprio l'ing. Cavallini a dirmi che occorrevano 200 milioni per gli oneri straordinari di cui ho parlato.

"In definitiva - disse Stella - la mia impresa ha dovuto far fronte per contributi, finanziamenti e pagamenti di tangenti ad una spesa di circa mezzo miliardo, per cui già un paio d'anni fa tutti i soci ci siamo riuniti facendo l'amara considerazione che non traevamo utile dalla nostra attività imprenditoriale e che in definitiva lavoravamo per la politica".

Ma la prima notizia dell'esistenza di un tavolino degli appalti, aperto per l'occasione a Roma, viene nel 1983 dallo storico primo numero dei Siciliani del gennaio 1983. Il giornale fondato e diretto da Giuseppe Fava - che fu ucciso esattamente un anno dopo - e del quale era redattore anche il figlio, Claudio Fava, attuale segretario regionale ed eurodeputato dei Ds.

L'architetto Giacomo Leone ebbe a scrivere allora: "MARZO 1982. Alla fine dello scorso marzo, a Roma, su iniziativa del giornale l'Ora di Palermo, si ritrovarono attorno ad un tavolo, il ministro per il Mezzogiorno, Claudio Signorile (socialista), il presidente della Regione, Mario D'Acquisto (democristiano), insieme ai maggiori imprenditori dell'isola come li definiva lo stesso giornale: Costanzo e Rendo di Catania, Cassina e D'Agostino, di Palermo.

"A questi si aggiungeva il rappresentante del Consorzio nazionale delle Cooperative che per le sue caratteristiche istituzionali non può confondersi con la imprenditoria padronale.

"Quell'incontro - secondo Leone sul giornale di Pippo Fava - ratificava la presenza determinante dell'imprenditoria catanese, oltre i confini tradizionali.

"Attorno a quel tavolo si istituzionalizzava e si privilegiava, accreditandola, la interlocutorietà dei cavalieri riconoscendo l'incapacità programmatica e l'esautorazione dello Stato, l'abdicazione delle pubbliche amministrazioni".

Più avanti Leone aggiunse: "APRILE 1982. Il 30 aprile il segretario regionale del PCI, Pio La Torre, e il suo autista venivano massacrati in una delle strade di Palermo".

Un anno dopo la pubblicazione di quell'articolo - ricordiamo noi - Pippo Fava, solo, fu ucciso in una delle strade di Catania che oggi porta il suo nome.
Post date: 2001-10-30 22:33:02
Post date GMT: 2001-10-30 21:33:02

Post modified date: 2008-10-31 00:13:46
Post modified date GMT: 2008-10-30 23:13:46

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