Labisi, massoneria e affari

Corrado Labisi

È recente la notizia dell’arresto dell’imprenditore catanese Corrado Labisi, proprietario della clinica privata Lucia Mangano, per associazione a delinquere. Pare che il Labisi abbia utilizzato dei fondi regionali dedicati per l’assistenza a malati e disabili per scopi personali. L’aspetto più inquietante della vicenda è l’amichevole confidenza esistente tra Labisi, massone ed ex Gran Maestro della Serenissima Gran Loggia del Sud, uomini affiliati a cosche mafiose e, addirittura, uomini appartenenti alle istituzioni. Un’amicizia, o sarebbe meglio dire fratellanza, così stretta che lo stesso Labisi non ha remore nel confessare ad un uomo del ministero della Difesa, legato ai servizi segreti, l’esigenza impellente di fare saltare la testa ai magistrati che stanno indagando sul suo conto. Ma non è finita qui. Secondo le notizie di stampa sull’inchiesta giudiziaria, parrebbe che questo noto filantropo dissimulasse i suoi loschi affari attraverso attività di grande impegno civile. Infatti era presidente di un’associazione antimafia e tramite essa distribuiva premi e riconoscimenti a chi, secondo lui, si era distinto per la lotta al crimine organizzato.

Purtroppo ci rendiamo conto, ancora una volta, che nulla è ciò che realmente sembra e che i sordidi intrecci tra mafia e massoneria vanno ben oltre a quelli scoperti dagli investigatori in questa inchiesta. Sono legami pericolosi perché ci rendono consapevoli dell’esistenza di un impenetrabile mondo di mezzo dove il confine tra bene e male si perde e dove il funzionario pubblico, il politico, l’imprenditore e il mafioso condividono gli stessi interessi i quali, chiaramente, non corrispondono a quelli dei cittadini. Sebbene ora sempre più storici stiano ammettendo il ruolo fondamentale svolto dalla massoneria in diversi tragici eventi della nostra storia più recente, ancora manca una verità giudiziaria.

Per questo vogliamo sentitamente ringraziare il Procuratore capo Carmelo Zuccaro e i magistrati Sebastiano Ardita e Fabio Regolo della Procura della Repubblica di Catania per l’egregio lavoro svolto e li preghiamo di andare avanti fino in fondo. Siamo sicuri che questa sia la strada giusta per arrivare a quelle menti raffinatissime, come li definiva Falcone, che utilizzano Cosa Nostra come mezzo per provocare la morte culturale, economica e sociale della Sicilia e del nostro Paese.