Sulla Tari

Le ultime notizie sul tema rifiuti sono molto preoccupanti sia per la travagliata vicenda del piano regionale sia per la maledetta gara settennale che ora sembra diventare quinquennale.

Per Catania le prospettive non sono rosee.
Intanto anche quest’anno è arrivata la scadenza della prima rata della tassa, che i soliti contribuenti dovranno pagare con l’aumento del 16%. Le proteste dei cittadini sono quasi quotidiane. Anche esponenti politici vicini al sindaco evidenziano l’iniquo aumento che va a colpire le fasce più deboli, le utenze domestiche e chi paga regolarmente.
Nessuno però ha fatto notare la discutibile maniera con cui è stata approvata la delibera avente come finalità l’adeguamento TARI. Nella seduta del consiglio comunale del 29 gennaio 2019, su 36 consiglieri, era assente tutta l’opposizione (13), ma anche parte della maggioranza (8). Quindi la delibera è stata approvata da una striminzita maggioranza (!) di 15 persone. Ormai si è fatta strada una comoda pratica da parte di chi si oppone ad un provvedimento. Invece di partecipare alle votazioni con un voto contrario e, come si suol dire, “mettendoci la faccia” , si preferisce la strada, meno responsabile, dell’assenza, presentando poi critiche a fatti avvenuti.
Ma ancora più grave risulta il modo con cui è stata preparata la seduta del Consiglio.
Essa infatti è stata preceduta il 28 gennaio dal “lavoro” della sesta commissione consiliare permanente chiamata a discutere, tra l’altro, proprio sulle tariffe della TARI. In seconda convocazione dalle ore 11.40 alle ore 12.02 (meno di mezz’ora ), i presenti, tra entrate in ritardo, uscite anticipate ed astensioni concludono “abbondantemente” una discussione così gravida di conseguenze per i cittadini con un nulla di fatto attraverso una votazione senza esito dato che il presidente constata la verifica di “pareri discordanti” e per cui “rimanda il parere in sede di seduta consiliare p.v.”
Peraltro non sembra che i consiglieri abbiano ben esaminato le tabelle della delibera confermando nel verbale l’opinione che la proposta di aumento fosse del 14% mentre risultava con evidenza del 16%. Surreale infine la proposta del presidente della commissione di “volere sentire in audizione i Sindacati e le Associazioni di categoria” dato che tale proposito risultava chiaramente fuori tempo massimo. Con questo modo di procedere, cosa dobbiamo aspettarci in futuro?

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